Filosofia


Arch.Officina “progettare con e secondo natura”

Arch.Officina è un laboratorio di progettazione architettonica, design e ricerca di tecnologie, che si muove con e verso natura; sperimenta con disinvolta evoluzione le potenzialità del materiale, del luogo, dell’oggetto e dello spazio che intende studiare; dona una seconda vita alla materia intesa come oggetto, come architettura, come “luogo”; sostiene l’idea che tutto ciò che è definito materia può subire una reazione, una trasformazione, un restauro o una conversione e fuggire dunque dall’essere oggi rudere, discarica, consumismo e speculazione. Dal giornale al riuso della carta come isolante edilizio, dal suolo alle case di terra, dai residui vegetali alle case di legno e paglia, dalla palazzina anni 70 al capotto termico realizzato con materiali naturali.

L’azione non si limita esclusivamente alla progettazione e realizzazione di spazi abitativi o al recupero e miglioramento di abitazioni esistenti ma persegue lo scopo di divulgare e promuovere pratiche architettoniche e socio-culturali attuate nel totale rispetto dell´ambiente e delle risorse naturali, messe sempre più a rischio dall´eccessivo sfruttamento del suolo.

Progettare secondo natura, oltre l’estetica, superando la moda, misurandosi sempre con il reale bisogno dell’abitazione intesa come luogo di riparo e non come elite per pochi.

Tra i mezzi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi preposti: la riscoperta dell’artigianato come mestiere; l’organizzazione di workshop e laboratori dove dar voce a questo nuovo modo di intendere l’architettura; la progettazione partecipata, per creazione di “cantieri condivisi”, che preveda l’auto-costruzione dell’opera, attraverso l’impiego delle maestrie dei soggetti interessati, coadiuvati dal gruppo di professionisti preposto, in modo tale da utilizzare il contributo fondamentale dell’intera comunità “realizzante”. Un connubio progettista auto-costruttore che si traduce nella diffusione e nella sperimentazione empirica di nuove tecnologie costruttive e che permette a chi lo desidera, di dare forma ai propri “sogni e bisogni”, nonché di valorizzare la cultura e il piacere del fare insieme dando spazio alla voce della natura.

Perchè la formica?

La terra, la forza, il lavoro manuale, la cooperazione, la capacità di costruire con gli elementi che la natura offre, la capacità di partire dal basso per arrivare più in alto, uno dei risultati più controintuitivi e sorprendenti dell’evoluzione naturale. Arch.officina si ispira dunque all’evoluzione e al lavoro sociale che ha svolto fino ad oggi la formica, in un senso di appartenenza ad una comunità laboriosa, e divulga un messaggio che và oltre l’architettura.

Il benessere di uno spazio architettonico lo si realizza vivendo in un ambiente adeguato, disponendo di un lavoro che dia soddisfazione, godendo di un buono stato di salute e relazionandosi con le persone con cui si ritiene opportuno avere dei rapporti costruttivi, divulgando l’Architettura attraverso la parola, il contatto, l’immagine, il gesto, il colore, l’ambiente, la festa.
Arch.Officina si apre alla comunicazione allontanandosi da quella pratica strettamente progettuale che troppo spesso è esibizione di sé piuttosto che fornitura di un servizio, contribuendo ad accompagnare la storia dell’uomo e della società verso la riscoperta dell’abitare. Progetta rafforzando la propria valenza etica considerandosi come quel mezzo attraverso il quale si definiscono e si realizzano degli obiettivi di benessere collettivo, si rende disponibile per l’attivazione di un vero e proprio processo di apprendimento comunitario e divulgativo di vita sociale.

L’architettura al giorno d’oggi è moda?

Si parla dell’architettura delle archi-star, quella intesa come moda, quella che si vede nei programmi televisivi, quella che si è fatta conoscere anche dai “non addetti ai lavori” suscitando in loro grande curiosità, eppure, riflettendo sul ruolo dell’architettura, mai come oggi, essa riesce a condizionare in modo positivo la vita delle persone, peggiorando talvolta la condizione dell’abitare.
Come si può essere costretti a vedere l’architettura solo come una firma, un brand, un qualcosa che nella realtà si sta lentamente svuotando della propria funzione? Allo stato attuale non c’è bisogno di questo, soprattutto alla luce del contesto odierno; una condizione di emergenza che mette a repentaglio il giusto funzionamento delle città nonchè la salvaguardia dell’ambiente, col rischio che divengano sempre più inabitabili e inutilizzabili.

Ma se la vera anima dell’architettura fosse differente? Se non si presentasse solo come qualcosa che voglia a tutti i costi ostentare una bellezza di facciata volta ad essere rappresentata esclusivamente in ambito televisivo sui programmi di moda?
Se ci si iniziasse a sorprendere per la semplicità dei materiali utilizzati, per i metodi costruttivi che rimandano ai tempi passati quando la propria dimora si costruiva con l’aiuto di parenti, amici e vicini di casa?
L’architettura vera, non quella di facciata, dovrebbe configurarsi come la risultante di un connubio simbiotico tra diversi elementi fondamentali, intesa come un perfetto equilibrio tra la scelta dei materiali e le metodologie costruttive; dovrebbe esulare da scelte progettuali volte alla ricerca della sola “bellezza” (il più delle volte discutibile) e all’inseguimento dell’ultimo e costosissimo materiale lanciato in commercio.
L’architettura che si intende diffondere figura come una disciplina capace di mettersi in gioco, per creare e realizzare qualcosa che vada oltre l’inutile, e che allo stesso tempo si faccia fautrice di una eticità capace di contraddistinguersi per scelte sociali, culturali e ambientali.